La Sardegna, prima regione in Europa, regola l'installazione di impianti fotovoltaici nelle campagne con un provvedimento della Giunta regionale.
«L'idea è quella di consentire la multifunzionalità delle imprese agricole per l'integrazione nelle serre di pannelli fotovoltaici per l'autoproduzione - ha spiegato l'Assessore regionale all'Agricoltura Prato - per questo motivo dovrà essere garantito il 75% di luminosità all'interno delle serre in cui si dovrà continuare a produrre prodotti agricoli».
Vietata anche la realizzazione di impianti a terra che possano sottrarre territorio nei campi. «In Germania - ha spiegato l'Assessore - questo limite verrà posto dal 2011. Noi siamo precursori in Europa di regole certe».
Le motivazioni sono legate al prevenire di speculazioni: «Il rischio è che le superfici agricole si trasformino in gigantesche piattaforme fotovoltaiche, aggirando il piano regionale che prevede la loro collocazione nelle aree industriali, preferibilmente in quelle dismesse - ha ricordato il Presidente - deve essere chiaro che il reddito prevalente di chi installerà dei pannelli di quel tipo sopra le serre dovrà essere quello agricolo».
Una circostanza che «rilancerà la serricoltura, la produzione di fiori e l'agricoltura per quel che riguarda i prodotti fuori stagione», ha aggiunto l'Assessore Prato.
«Le ricadute saranno immense soprattutto dal punto di vista occupazionale: oggi con la produzione di energia elettrica da fotovoltaico si generano 0,1 posti di lavoro per megawatt, mentre con la produzione di energia (con gli stessi mezzi) nel settore serricolo si può arrivare fino a 6 addetti».
Presidente e Assessore hanno ribadito che si tratta del primo provvedimento in materia che viene assunto in Italia: «Stiamo sventando una nuova possibile speculazione, favorendo le aziende sarde che vogliono rilanciare un comparto sul quale scommettiamo con forza».
Personalmente, spero che non ci siano altri provvedimenti del genere.
La mia preoccupazione è che per evitare delle speculazioni si adottino misure che abbiano come unico effetto quello di scoraggiare gli investimenti.
Nessuno nel mondo delle rinnovabili vuole trasformare i terreni agricoli in piattaforme fotovoltaiche sottraendo così terreni all'agricoltura, però rimane il fatto che in molte zone d'Italia ci sono terreni che per varie ragioni non sono coltivati, e avere un terreno agricolo non coltivato è come non averlo, anzi l'abbandono lo potrebbe trasformare anche in un elemento pericoloso per l'equilibrio idrogeologico.
Ci sono molti esempi nel mondo di campi fotovoltaici perfettamente integrati in agricoltura: la presenza dei moduli infatti non vieta di utilizzare il terreno come pascolo.
Non condivido poi la limitazione dell'installazione dei campi fotovoltaici nelle sole aree industriali: le aree industriali non vengono scelte in base al soleggiamento.
Un timore condivisibile invece è quello di vedere tappezzate le campagne di serre fantasma.
In molti infatti pensano di ricorrere ad una serra fotovoltaica per piazzare moduli fotovoltaici su terreni agricoli per accedere ad un iter autorizzativo semplificato e ad una tariffa incentivante più alta (totale integrazione architettonica).
L'attuale normativa nazionale però è più che sufficiente per prevenire questo rischio di speculazioni.
Il GSE infatti riconosce la tariffa incentivante relativa all'integrazione architettonica soltanto se il fabbricato è adibito alla coltivazione agricola o alla floricoltura altrimenti riconosce la tariffa relativa alla non integrazione architettonica, quella per intenderci riconosciuta ai campi fotovoltaici, inoltre se il fabbricato non è adibito alla coltivazione agricola si genera un contenzioso con gli Enti Locali, che potrebbero ritirare l'autorizzazione ad operare la serra per mancata coltivazione del fondo.
Quindi un eventuale investimento in serre fotovoltaiche solo per piazzare moduli fotovoltaici su terreni agricoli risulterebbe molto rischioso, in pratica da evitare, e questo senza aggiungere nulla all'attuale quadro normativo.
In generale gli impianti alimenti da fonti rinnovabili possono essere integrati in maniera sostenibile in agricoltura.
Quello di cui si ha bisogno però non sono provvedimenti del genere che hanno come effetto solo quello di scoraggiare gli investimenti perchè potrebbero essere visti come espressione di una volontà politica di contrastare le rinnovabili, ma bensì di una buona campagna di informazione che mostri tutti i vantaggi (e sono tanti) di una integrazione sostenibile tra impianti alimentati da fonti rinnovabili e agricoltura.
Solo così si eviteranno le speculazioni.

fonte: UfficioStampaCagliari.it

   
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