Oggi le celle solari alla perovskite sono quasi altrettanto efficienti delle migliori celle solari al silicio e c'è molta fiducia che diventeranno un'alternativa altamente efficiente e a basso costo, dato che possono essere prodotte con metodi piuttosto semplici e veloci come la stampa.

Uno dei principali ostacoli per la commercializzazione dei dispositivi alla perovskite è la stabilità operativa. Questa viene comunemente valutata mediante illuminazione continua in laboratorio o mediante test esterni. Il primo approccio ha lo svantaggio di non tenere conto delle variazioni reali nell'irradiazione e nella temperatura dovute alle variazioni giornaliere e stagionali: queste sono particolarmente importanti per le celle solari alla perovskite a causa dei loro alti tempi di risposta. I test esterni invece richiedono che le celle solari siano incapsulate per proteggerle da condizioni climatiche avverse. Tuttavia l'incapsulamento affronta principalmente meccanismi di guasto parassitario che non sono necessariamente correlati al materiale delle celle solari, la perovskite appunto.

Gli scienziati del EPFL-École polytechnique fédérale de Lausanne hanno portato le condizioni del mondo reale nell'ambiente controllato del laboratorio.

Usando i dati di una stazione meteorologica vicino a Losanna hanno riprodotto i profili reali di temperatura e di irradiazione di specifici giorni durante il corso dell'anno. Con questo approccio, gli scienziati sono stati in grado di quantificare il rendimento energetico delle celle solari alla perovskite in ​​condizioni realistiche.

Lo studio ha rilevato che le variazioni di temperatura e irradiazione non influiscono in modo drammatico sulle prestazioni delle celle solari alla perovskite, e sebbene l'efficienza di conversione di queste diminuisca leggermente nel corso della giornata, si recupera durante la notte.

 

fonte: EPFL-École polytechnique fédérale de Lausanne

   
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