Un cambiamento nella composizione chimica ha permesso agli scienziati del National Renewable Energy Laboratory (NREL) di aumentare la longevità e l'efficienza di una cella solare alla perovskite.

Esiste un fenomeno noto come segregazione di fase indotta dalla luce (light-induced phase-segregation) che si verifica quando le leghe che compongono le celle solari si rompono sotto l'esposizione continua alla luce.

Una nuova formula sviluppata dai ricercatori del NREL ha permesso alla cella solare alla perovskite di superare questo problema di stabilità che finora ne ha limitata la commercializzazione.

Le celle solari alla perovskite sono in genere realizzate utilizzando una combinazione di iodio e bromo, o bromo e cloro, ma i ricercatori del NREL hanno migliorato la formula includendo tutti e tre i tipi di alogenuri. La nuova formula ha creato una cella solare alla perovskite a triplo alogenuro che presenta un'efficienza del 20,3% e in cui è soppressa la segregazione di fase indotta dalla luce anche a un'illuminazione di 100 soli. Il degrado che è stato misurato in questa cella solare è stato lieve: meno del 4% dopo 1.000 ore di funzionamento a 60°C. A 85°C e dopo aver funzionato per 500 ore, la cella solare ha perso solo circa il 3% della sua efficienza iniziale.

Il prossimo passo è dimostrare ulteriormente i test di stabilità accelerati per dimostrare veramente cosa potrebbe accadere in 10 o 20 anni sul campo.

Ora, i riceratori del NREL hanno in programma di continuare a sviluppare strati di contatto e architetture stabili per raggiungere obiettivi di affidabilità a lungo termine, consentendo ai moduli di durare sul campo per 25 anni o più.

 

 

fonte: National Renewable Energy Laboratory

   
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