Secondo un gruppo di ricercatori della Norwegian University of Science and Technology (NTNU), la coltivazione di erbe perenni su terreni agricoli abbandonati ha il potenziale per contrastare gli impatti negativi del cambiamento climatico.

I ricercatori della NTNU considerano un maggiore utilizzo dei biocarburanti una parte importante della soluzione per ottenere emissioni ridotte di CO2. Tuttavia, la coltivazione di piante per i biocarburanti può avere impatti negativi sulla produzione alimentare e sulla vita di piante e animali.

I ricercatori hanno allora escogitato una strategia per mitigare questi impatti negativi: coltivare erbe perenni in aree che in precedenza venivano utilizzate per la coltivazione di cibo ma che non sono state più utilizzate a tale scopo. Queste aree infatti sono di solito ancora potenzialmente coltivabili e hanno il vantaggio di essere già collegate alle aziende agricole, il che significa che le infrastrutture sono già presenti.

I ricercatori hanno individuato in tutto il mondo aree per un totale di 83 milioni di ettari, o 830.000 chilometri quadrati, che fino a poco tempo fa erano utilizzate per la produzione alimentare ma che ora non lo sono più. Queste aree corrispondono all'incirca alla superficie terrestre di Svezia e Norvegia messe insieme.

Secondo loro, la maggior parte di queste aree potrebbe essere utilizzata per coltivare erbe perenni per i biocarburanti fornendo l'equivalente energetico compreso tra 6 e 39 exajoule ogni anno, che corrisponde a tra l'11 e il 68 percento del fabbisogno bio-energetico di oggi e il 2-47 percento della produzione di biocarburanti nel 2050.

I ricercatori ritengono che la strategia messa a punto avrebbe anche il vantaggio di rivitalizzare contemporaneamente le aree rurali e fornire più fonti di reddito per gli agricoltori.

 

 

fonte: Phys.org

   
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