L'energia idroelettrica è l'energia elettrica ottenuta convertendo l'energia potenziale che una massa d'acqua cede attraverso un salto o un percorso in discesa.
Impianti idraulici sono attuabili ovunque esista un flusso d'acqua costante e sufficiente, nel rispetto di quello che è indicato come il minimo deflusso vitale,(indice della diminuzione massima nella portata di un corso d'acqua a valle dell'opera di presa) necessario per salvaguardare l'ecosistema.
Nell'ambito delle energie rinnovabili, l'utilizzo della tecnologia idroelettrica sta registrando nuovi interessi, in particolare l'idroelettrico in piccola scala.
Impianti mini e micro-hydro, pur essendo di potenza limitata, presentano notevoli vantaggi sia dal punto di vista tecnico che da quello economico.
La piccola taglia può utilizzare corsi d'acqua di modeste dimensioni e richiede modalità costruttive ed organizzative di basso impatto sul territorio, oltre al fatto di poter essere gestiti anche da piccole comunità o semplici nuclei familiari.
Inoltre i costi di realizzazione e manutenzione degli impianti sono contenuti.
Una prima divisione sommaria può essere operata fra gli impianti che utilizzano una caduta d'acqua attraverso un dislivello e quelli che sfruttano la velocità delle correnti.
Nel primo caso la potenza del sistema dipende da due termini: il salto (differenza di livello tra la quota dove è disponibile la risorsa idrica svasata e quella in cui, la stessa, è restituita all'ambiente dopo il passaggio in turbina) e la portata (massa d'acqua che fluisce attraverso la macchina per unità di tempo).
Nel secondo caso la potenza degli impianti avviene, convenzionalmente, in base alla potenza installata:

1. Grandi impianti P>10000 Kw
2. Piccoli impianti 1000<P<10000 Kw
3. Mini impianti 100<P<1000 Kw
4. Micro-impianti P<100 Kw


Un ulteriore distinzione tra centraline idroelettriche è stilata in base alla diversa tipologia:

1. ad acqua fluente
2. a bacino (a deflusso regolato)
3. ad accumulo (a mezzo pompaggio)
4. in condotta idrica


Le centrali di tipo (1) sono posizionate sui corsi d'acqua.
Non possiedono alcuna capacità di regolare gli afflussi, pertanto la produzione di elettricità è totalmente dipendente dalla portata del fiume: ciò determina una variazione della produzione su base stagionale.
Funzionando ininterrottamente sono in grado di coprire il fabbisogno elettrico base.
Le centrali di tipo (2) sfruttano l'acqua raccolta nei bacini naturali o artificiali.
Sono in grado di regolare gli afflussi e, data la loro facilità di arresto-avvio nel giro di pochi minuti, possono essere utilizzate come accumulatori di energia per coprire il carico durante il periodo di maggiore richiesta rispetto alle altre tipologie, ma di contro un maggior impatto ambientale.
Gli impianti di tipo (3) possiedono in serbatoio di accumulo superiore, detto bacino di svaso, ed uno inferiore detto bacino di invaso.
Nelle ore di basso consumo, in cui le tariffe energetiche sono più economiche (ore notturne), l'acqua viene sollevata dal serbatoio inferiore a quello superiore tramite una pompa, per poi essere riutilizzata in una turbina per la produzione di energia elettrica nelle ore di maggiore richiesta.
La validità di questo tipo di centrali risiede proprio nella differenza del valore commerciale dell'elettricità adoperata nel pompaggio (basse tariffe notturne) e quella prodotta dall'impianto (alte tariffe diurne) quando aumenta la domanda.
centrale idroelettrica ad accumulo (a mezzo pompaggio)In questo modo l'uso dell'energia elettrica per il pompaggio è restituita quasi totalmente con un valore maggiore.
I sistemi di tipo (4) costituiscono una categoria recente.
Consistono nell'inserimento di una turbina all'ingresso di impianti per il trattamento delle acque, per il recupero dell'energia diversamente dissipata.

   
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