La conferenza sui cambiamenti climatici COP28 ha riunito a Dubai i leader di tutto il mondo in un momento critico per la transizione all'energia pulita e gli sforzi internazionali per affrontare il cambiamento climatico.

Sebbene, negli ultimi anni, la rapida diffusione di tecnologie energetiche pulite abbia fatto una grande differenza per le prospettive climatiche, secondo l'International Energy Agency (IEA) il mondo non è ancora sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo dell'Accordo di Parigi di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, per non parlare della soglia di 1,5°C che la scienza ha dimostrato essere fondamentale per evitare gli effetti peggiori del cambiamento climatico.

La delegazione a Dubai della IEA ha ribadito cosa è necessario fare, da qui al 2030, per portare il mondo sulla strada per scongiurare l'aumento di 1,5°C:

  • triplicare la capacità globale di energia rinnovabile;
  • raddoppiare il tasso di miglioramento dell'efficienza energetica;
  • impegni da parte dell'industria dei combustibili fossili, e in particolare delle compagnie petrolifere e del gas, per allineare le attività all'Accordo di Parigi, a partire dalla riduzione del 75% delle emissioni di metano derivanti dalle attività operative;
  • stabilire meccanismi di finanziamento su larga scala per triplicare gli investimenti nell'energia pulita nelle economie emergenti e in via di sviluppo;
  • impegnarsi in misure che garantiscano un declino ordinato nell'uso dei combustibili fossili, inclusa la fine delle nuove autorizzazioni alla costruzione di centrali elettriche alimentate a carbone.

Alla conferenza, sono stati assunti impegni in tre aree chiave: da molti paesi sulle energie rinnovabili e sull'efficienza energetica, e da un numero significativo di aziende sul metano. Che sono tre delle cinque aree cruciali di intervento evidenziate dall'IEA.

I paesi firmatari, insieme, rappresentano il 40% delle emissioni globali di biossido di carbonio globale (CO2) derivanti dalla combustione di combustibili fossili, pari al 37% della domanda energetica mondiale totale e al 56% del PIL mondiale. Tuttavia, si tratta solamente di piccolissimi passi in avanti nella lotta alle emissioni di gas serra del settore energetico. Infatti, secondo l'IEA, il pieno rispetto di questi impegni presi da tutti i firmatari non sarebbe sufficiente per portare il mondo sul giusto percorso per il raggiungimento degli obiettivi climatici internazionali, in particolare l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C.

L'IEA ha valutato quale sarebbe l'effetto della piena attuazione dell'impegno sul metano che prevede l'azzeramento delle emissioni di metano e l'eliminazione del flaring di routine entro il 2030. Le 50 aziende che hanno aderito rappresentano circa il 40% della produzione mondiale di petrolio e il 35% della produzione combinata di petrolio e gas. L'analisi dell'IEA mostra che il pieno rispetto di questi impegni, che riguardano energie rinnovabili, efficienza e metano/flaring, comporterebbe che le emissioni globali di gas serra legate all'energia nel 2030 sarebbero circa 4 gigatonnellate di CO2 equivalenti inferiori a quanto ci si aspetterebbe senza di essi. Questa riduzione delle emissioni nel 2030 rappresenta solo il 30% circa del divario di emissioni che deve essere colmato per portare il mondo su un percorso compatibile con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5°C.

Impatto degli impegni COP28

Insomma, verrebbe da dire che la montagna ha partorito il topolino!

 

 

fonte: International Energy Agency